Alimentazione post-svezzamento: in Italia, bambini carenti di ferro

Proteine e sale in eccesso da una parte, e troppo poco ferro dall’altra. Sono queste le abitudini scorrette che spesso e volentieri caratterizzano l’alimentazione dei bambini, soprattutto a partire dallo svezzamento fino ad arrivare ai 3 anni di età. A rivelarlo è lo studio Nutrintake, una ricerca che viene condotta con cadenza annua e che è stata anche pubblicata sulla rivista scientifica Nutrients.

Il progetto in questione coinvolge un campione di 400 bambini residenti nel milanese e nel catanese e aventi un’età compresa tra i 6 mesi e i 3 anni. Il lavoro condotto dal team di ricerca  coordinato dal professor Gian Vincenzo Zuccotti, ordinario di Pediatria all’Università degli studi di Milano e direttore del Dipartimento pediatrico all’Ospedale dei Bambini Vittore Buzzi, fa luce proprio sull’alimentazione che si è soliti dare in pasto ai piccoli di casa. Dopo una profonda analisi, lo studio è giunto alla conclusione che la maggior parte dei bambini sia carente di ferro: sotto i 12 mesi la quasi totalità del campione non ha raggiunto il fabbisogno di ferro raccomandato, mentre oltre l’anno di vita è venuto fuori comunque un buon 80% di bambini privi di ferro.

Tra i sintomi più comuni associati alla sideropenia, cioè alla mancanza di ferro, abbiamo il pallore, la stanchezza fisica e i disturbi della concentrazione; la mancanza di ferro compromette poi la sintesi dell’emoglobina e a lungo andare può indurre a rendimenti scolastici piuttosto scarsi e a un ritardo nello sviluppo psicomotorio. Presente, inoltre, il rischio di compromettere il funzionamento del sistema immunitario fino all’insorgenza dell’anemia.

Da qui, le raccomandazioni: “E’ importante individuare la carenza di ferro prima che questa diventi una vera e propria emergenza. Per farlo è sufficiente un emocromo e una ferritinemia prescritta dal pediatria di fiducia. Ma è importante anche lavorare di prevenzione”. E per fare prevenzione, si sa, bisogna prestare un occhio di riguardo all’alimentazione seguendo i consigli del pediatra e tenere conto delle Linee di Indirizzo fornite dal Ministero dello Salute.

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