|
Sono
diventata madre a 40 anni e così mia madre prima di me. Se per lei è
stata una scelta obbligata, imposta dalla natura stessa,
per me si è trattato di un percorso compiuto in assoluta libertà
di pensiero e di scelta. Malgrado ciò, le difficoltà, gli imprevisti, le
esperienze che abbiamo vissuto sono molto simili, speculari nel bene e nel
male. E così mi ritrovo a ripercorrere i suoi stessi sentimenti con la
differenza che, mentre per lei tutto è custodito nel tepore di una
memoria un po’ appannata, io posso scriverne come fosse successo ieri,
come poi è, in effetti, accaduto. Noi
mamme tardive siamo una razza a parte, abbiamo tempi lungi e dilatati come
se una parte della nostra femminilità fosse rimasta un po’ bambina e si
trovi a sbocciare, meravigliosamente, quando per molte altre è già ora
di ricordare. Elite stramba e bizzarra, come le poche donne che fanno
automobilismo o sport estremi – paragone
in alcuni casi assai attinente -
le primipare attempate mettono in gioco più che il loro corpo e la
loro femminilità. Per personale esperienza posso dire che ci sono tanti
motivi per scegliere di intraprendere la carriera di primipara attempata,
non ultimo quello di trovare il compagno giusto e quindi il
candidato-padre ideale, ai tempi supplementari dell’orologio biologico.
Conosco molte donne che fin
dal primo Cicciobello erano
già consce del desiderio di maternità: volere, partorire e crescere i
loro figli, tanti e subito.
Nel mondo del lavoro invece ho incontrato soprattutto le ‘mamme a
progetto’; donne che
stabiliscono in largo anticipo il momento in cui cominceranno ad
impegnarsi nel compito di rimanere gravide e scandiscono, di conseguenza,
i tempi giusti per fare carriera,
estinguere il mutuo della casa e concedersi un viaggetto ai Carabi. Sono
le future mamme organizzate, ottime manager che - se non cadono in
depressione dopo il terzo figlio perché un part-time
non gli verrà mai concesso - portano avanti il manage famigliare
con un piglio da generale di brigata trovando un felice equilibro fra
famiglia e professione. Ed infine ci sono
le mamme primipare attempate, quelle che sono minimo over 35 e
spesso sconfinano pericolosamente sui 45 anni. Molte di queste fanno parte
della categoria delle mamme a
progetto che ad un certo punto del
loro percorso si sono fatte sfuggire la situazione posticipando di anno in
anno l’obiettivo ’bambino’. Una mattina guardandosi allo specchio
si accorgono che la spia dell’età fertile lampeggia, realizzano
che i figli delle amiche sono foruncolosi adolescenti che le chiamano
‘zia’ e scoprono che dal consultorio arrivano minacciose richieste di
entrare a far parte del programma di screening per il pap-test.
Dopo questi inquietanti segnali la mamma
a progetto inaugura una nuova strategia di guerra che non lascia
spazio all’improvvisazione: si abbona a tutte le riviste
che trattano di prima infanzia,
acquista sconsideratamente alcuni vestiti pre-maman ed aspetta come
un incubo la data della prossima mestruazione.
Al terzo tentativo non
riuscito trascina il consorte a fare l’esame dello sperma e si sottopone
ad estenuanti visite mediche meditando già soluzioni drastiche come
fecondazione assistita o quant’altro di più tremendo ed irrazionale
riesce ad intercettare su internet
o da qualche amica in vena di consigli scellerati. A nulla
valgono le rassicurazioni del ginecologo che la prega di
perseverare nelle pratiche amatorie in quanto risulta che lo Spirito Santo
abbia già dato qualche millennio fa!
Alla mestruazione successiva la trovi
già in lista d’attesa in
qualche clinica specializzata iperspecializzata frequentata da Vip di cui
legge le vicissitudini nei girali del parrucchiere. Generalmente questo
tipo di mamma, non appena riesce a recuperare un po’ di cervello e di
serenità rimane miracolosamente
incinta quando meno se lo aspetta, ossia nei tempi più o meno
previsti dal ginecologo del
servizio sanitario nazionale. Alla tipologia delle primipare attempate
appartiene anche chi ,
come me, dopo aver realizzato che
dopo 15 anni di matrimonio c’è chi non si sente ancora pronto a
diventare padre, trova miracolosamente
un nuovo compagno che è cresciuto abbastanza per condividere lo stesso
desiderio.
Sono
mamme che veleggiano sui quarant’anni ed anche oltre, molti dei quali
spesi a fare da madre ad un marito-bambino che non ha voglia di cedere il
trono ad un bambino vero:
mamme consapevoli che a volte lasciano l’impiego o magari un’avviata
carriera professionale per un desiderio che considerano molto più
importante di qualsiasi altro obiettivo si siano precedentemente poste. A
volte aspettano il loro bambino per anni, a volte invece rimangono incinte
non appena il bimbo comincia
a vivere nel loro cuore.
Ed
infine ci sono quelle mamme che hanno già figli più che adolescenti e
che prima di abbandonarsi alla tristezza della sindrome del Nido Vuoto
si ritrovano con un certificato di gravidanza in mano accompagnato
dallo sguardo compassionevole dell’ostetrica
di turno. Una volta a casa , oltre ai musi lunghi di figli che vedono
fortemente minacciati i loro diritti , le aspettano mariti divisi tra
l’orgoglio di una provata virilità e l’angoscia della prospettiva di
ricominciare tutto daccapo. Passato lo choc iniziale, mentre il marito
cerca ancora di sciogliere il dilemma se essere euforico
o disperato, i figli cominciano ad assumere un
atteggiamento bivalente: da una parte la fastidiosa
scoperta di avere
genitori che ancora copulano regolarmente e la vergogna di farlo sapere
agli amici – tanto fra un
po’ si vedrebbe - dall’altra
la curiosità per questi due esseri , considerati ormai candidati
al circolo pensionati e che invece si rivelano come gagliardi
fornicatori.
Ogni
gravidanza ha la sua storia, un lungo racconto di sensazioni e sogni
ad occhi aperti. Lee mamme tardive di storie ne hanno spesso più di una,
magari anche dolorosa. Ma
nello stato di grazia in cui vivono queste mamme stagionate tutto è
meravigliosamente tollerabile perché c’è
consapevolezza di un dono prezioso, di un regalo arrivato dopo
Natale, quando tutti gli altri hanno già aperto il loro ed il tuo è
ancora lì intatto, pronto per essere scartato.
Fra
le esperienze più singolari e divertenti che ho vissuto
durante la mia gravidanza, sicuramente prediligo quella del
rapporto con le mamme più giovani, alcune delle quali avrebbero
tranquillamente potuto essere figlie
mie.
La
differenza sostanziale tra la primipara attempata e le mamme ‘in
target’ come si potrebbe definire la gioiosa schiera
panciuta che va dai 20 ai 33 anni, è tragicamente riscontrabile
anche in tutte quelle situazioni di aggregazione che servono per preparare
al grande momento. Sarà l’età, saranno le esperienze di vita vissuta,
sarà la devastante ipocondria che spesso assale le mamme attempate ma è
una certezza il fatto che, nei corsi preparto, le differenze vengono prima
o poi rovinosamente a galla.
In
questi corsi è quasi una legge di natura che le donne in attesa
sviluppino una sorta di solidarietà ed empatia incondizionata nei
confronti delle loro compagne di strada; nobili sentimenti che annullano
di fatto qualsiasi barriera di genere sociale e culturale. La primipara
attempata però non riesce quasi mai ad integrarsi completamente in questi
gruppi e le motivazioni sono evidenti fin dal primo incontro.
Nella
sala d’aspetto del consultorio familiare ci sono tante pance vaganti in
lieta attesa della ginecologa o dell’ostetrica che le condurrà per mano
nel virtuale viaggio verso la maternità con qualche mese di anticipo. La
primipara attempata si affaccia timidamente alla porta e subito viene
dirottata da un'altra parte dall’infermiera di turno con la motivazione
che:
-
i genitori delle gestanti non possono assistere ai corsi, caso mai solo i
mariti;
-
la sala di aspetto per l’ecografia addominale è al secondo piano
(signora veda di tenere dentro tutta quell’acqua altrimenti l’esame
salta..’),
-
per la visita dalla dietista deve prima fare l’impegnativa al CUP.
Potrebbe
essere umiliante ma la primipara attempata orgogliosamente inarca la
pancia con moto di sfida e spiega all’inopportuna di trovarsi in stato
interessante per un solo medico, che non è
né l’endocrinologo né l’internista ma il ginecologo.
Finalmente raggiunte le sue compagne nella sala riunioni del consultorio,
la primipara attempata avverte subito
un certo disagio perché il gruppo è alla seconda riunione, sono
già tutte affiatate (lei
ovviamente per problemi di lavoro ha saltato i primi due incontri) e perché
si sente circondata da un misto di curiosità e stupore.
Una
caratteristica dei corsi preparto è che proprio in questi contesti si
vengono a creare legami che sfoceranno in grandi amicizie anche a parto
avvenuto, si creano affinità, si scambiano paure e consigli, ci si
identifica una nell’altra. Questo accade per tutte ma quasi mai per la
primipara attempata che rimane sempre un curioso oggetto che gravita nei
dintorni senza una precisa identità.
La primipara attempata generalmente non si iscrive ad un solo corso
di preparazione al parto ma minimo a due: quello del consultorio locale e
quello della clinica dove ha deciso di partorire. Non contenta, anche se
la cosa non le passa neanche per l’anticamera del cervello, si iscriverà
anche ad un corso per parto in casa con meditazione e canto tibetano
introduttivo al travaglio ed ad un altro per parto in acqua in
apnea. In tutti questi corsi la primipara attempata arriverà munita di:
quaderno per appunti, microregistratore e telefonino con videocamera perché
potrebbe servire a filmare le
diapositive che descrivono le fasi del parto o le istruzioni da rispettare
in caso di anticipata rottura
delle acque .Tutto questo l’aiuterà
ad accrescere l’ansia e la paura del parto
e soprattutto a stressare il marito che alla sera non è per niente
interessato alla dilatazione indotta dell’utero
ma vorrebbe vedere in santa pace ‘Mai dire gol’.
La primipara attempata si distingue dalle sue colleghe di corso
non solo per l’età e l’accanimento accademico
ma anche per l’abbigliamento.
Mentre intorno a lei si muovono
vezzose salopette aderenti sui pancini, gonne sopra al ginocchio ,
colorati top con pancia a vista e vivaci caftani etnici, la primipara
attempata si presenta nel più classico pre-maman stile Holly Hobbies dai
colori in bilico tra il rosa pallido ed il blu militare, che la fanno
assomigliare ad una vecchia bambina obesa. Se ai piedi delle altre si
alternano vezzosi zoccoletti di legno e sandalini con tacco a rocchetto,
la nostra primipara ostenta ballerine piatte come sogliole che esaltano in
modo sorprendente la già accentuata impostazione da papera gravida. Ma
l’ indole ansiosa della
primipara attempata si manifesta spudoratamente durante i momenti di
confronto che ogni corso pre-parto che si rispetti impone una volta al
mese.
|
Questi
incontri dovrebbero servire a fugare i dubbi, verificare che le nozioni
sul travaglio, sul parto e sulla puericultura siano state adeguatamente
recepite e soprattutto per stemperare l’inevitabile tensione emotiva
che questi argomenti scatenano. Mentre le domande delle mamme ‘in
target’ sono leggere e leggiadre come i loro vestitini e si
concentrano su come evitare le smagliature, dove acquistare i completino
intimi pre-maman più sfiziosi, quale sarà la dieta per ritrovare
presto il peso forma, le domande della primipara attempata spaziano tra
un trattato di clinica ostetrica ed un compendio di chirurgia
d’urgenza. Quanto mi lacererò durante il parto? (Perché è ovvio che
mi lacererò) Perché l’epidurale provoca l’emicrania ed il mal di
schiena permanente? ( Succede spessissimo l’ho letto su Internet).
Quante ore, minuti, secondi potrebbe durare il secondamento? ( mi hanno
detto che la placenta non esce quasi mai in modo naturale). E’ proprio
durante questi momenti che il livello di popolarità della primipara
attempata scende a livelli abissali e tutte le sue compagne di corso si
informano sul nome dell’ospedale in cui andrà a partorire sperando di
non trovarsela mai in nella
stessa stanza insieme o
ancora peggio di condividerne il travaglio.
Ma
quando giunge per tutte il momento della fatidica visita in sala parto,
la primipara attempata prova l’ebbrezza di un riscatto morale che
adombra ogni precedente sconfitta: è infatti lei, e solo lei, che
conduce le compagne nei meandri di quella strana stanza di tortura e
fornisce spiegazioni esaustive su ogni singolo strumento ed accessorio
sfruttando fino all’ultima nozione appresa in mesi e mesi di
estenuanti letture di qualsiasi manuale le sia capitano sotto mano.
Al
momento dei saluti di fine corso, quando mancano ancora circa due mesi
al lieto evento, molte mammine si scambiano numeri di telefono con
promesse di visita ‘a chi tocca per
prima’, progetti di passeggiate ai giardinetti e nei centri
commerciali e possibilità
di frequenza dei vari ‘corsi corredino’ istituiti dalle
multinazionali della puericultura per spillarti capitali in articoli
assolutamente inutili con la scusa di aiutarti a crescere sano e felice
il cucciolo . La primipara attempata riesce quasi sempre a perdere di
vista il suo gruppo di riferimento nel giro di qualche settimana perché
non ha tempo per andare a passeggio,
la spesa gliela fa la cognata ed il corredino l’ha comprato
appena il test di gravidanza ha segnato positivo. Così il suo nome
viene ricordato nelle conversazioni postume di quelle che hanno
mantenuto i contatti, con toni e parole di velato compatimento e
malcelata curiosità su come sarà andata a finire ‘quella che avrà
avuto almeno quarantanni……’
Quella
di ‘almeno quarantanni’, ha partorito un bimbo bellissimo,
con un travaglio accettabile e dopo due ore dal parto – in cui
non ha subito alcuna lacerazione – già canta sotto la doccia della
clinica mentre il suo cucciolo è sotto le ali protettive del nucleo
familiare , pure lui attempato e ancora incredulo di tale prodezza.
Le
contrazioni sono arrivate alla 39ma settimana.
Sono casualmente in clinica per il secondo monitoraggio quando
l’ostetrica avverte il ginecologo che le sembra di individuare qualche
prodromo. Una visita sommaria porta alla conclusione che mi avrebbe
enormemente giovato l’andarmene a fare un giro e poi magari concludere
la giornata con un cinema visto che per il momento proprio non c’era
altro da fare. Seguito il
consiglio iniziale glisso
sulla seconda parte e me ne torno a casa perché ‘sarà
pur un genio della ginecologia ma io qualche dolorino in effetti lo
sento.’ Dopo una tranquilla serata in famiglia,
nell’immediato dopocena la pancia comincia a tremolare come una
gelatina alla frutta per indurirsi all’improvviso
in un grande spasmo. Ad un momento di grande sgomento segue un
febbrile consulto famigliare in cui ognuno dice tutto ed il contrario di
tutto sfogliando manuali, consultando
Internet e telefonando a
lontani parenti per farsi descrivere le prime avvisaglie di travaglio.
Consapevoli dell’assoluta inadeguatezza ed altrettanta totale
impotenza, si decide che io
venga accompagnata immediatamente in clinica da una impauria delegazione
di inetti composta da marito e futuro padre / cognata e futura zia. I
registri della clinica dichiarano che il mio ricovero avviene alle 01,
00 del mattino fra infermiere semi-addormentate e strilli di neonati,
finalmente consci di essere alla loro prima notte in questo mondo.. Il
padre del nascituro, che ha fatto i bagordi fino a poche prima e in
realtà non si sa se è sveglio oppure stia ancora dormendo, viene
rispedito a casa con la consegna di tenersi pronto a tornare quando ci
saranno ragionevoli speranze che il parto sia prossimo. Visto lo stato
assolutamente comatoso, gli viene consegnato un foglietto con nome e
cognome, indirizzo, gruppo sanguigno e un biglietto da visita della
clinica.
Accanto
a me resta mia cognata, assolutamente ignorante in materia, che però è
l’unica rimasta in circolazione con un briciolo di lucidità e sano
senso pratico.
Passano
le ore e a parte qualche contrazione rissosa riusciamo a dormire
sistemate in una camera doppia nella privacy più assoluta.
Le ore del mattino mi riportano un considerevole aumento delle
contrazioni ed anche il mio ginecologo, che
è molto stupito di vedermi lì ricoverata invece che a casa a
riflettere sulla trama del film che , secondo lui, avrei dovuto vedere
la sera prima. Una flebo
staziona da un paio d’ore sul mio braccio sinistro, non sa bene a far
cosa mentre una serie di tubi e di ventose campeggiano sul mio ventre,
inviando impulsi ad una scatola gracchiante accanto al mio letto. Sono
praticamente immobile: a parte le salutari scariche
di contrazioni mi sento bene, vorrei camminare ma mi tocca stare
ferma. Avrei anche fame ma, un
consulto tra infermiere che
sembra quasi un pronostico (
quando partorirà? se partorisce almeno
tra sei ore possiamo darle una fetta biscottata ed un the…altrimenti
anche un panino…tu quando dici che partorisce????...boh…..)
decreta che non avrò niente ne da mangiare ne da bere.
Mi
vengono in mente ridicoli articoli letti con avidità sui giornali
dedicati alle mamme in attesa. Quando
siete pronte per andare in clinica
portate con voi tutto il necessario per la toilette (fatto)
giornali e libri per ingannare l’attesa ( ma se non mi posso manco
muovere….), qualche snack da
offrire a vostra marito che vi sta assistendo ( se fosse qui e non a
casa a dormire penserebbe a tutto eccetto che a mangiare…magari io
potrei mangiare…. )
ed anche un lettore Cd per
ingannare l’attesa…
(
Con queste contrazioni?!?!?! Che ci faccio? Gli do il ritmo?).
Alle
13 ritorna il padre e si accuccia con aria colpevole in una sedia vicino
al letto. Cercate di essere
affascinanti anche in questo momento se il vostro compagno è vicino a
voi, non lesinate un’ ombra di cipria, un filo di rossetto ed una
bella pettinata… Ma chi è la pazza che scrive queste
scelleratezze? Avrà mai partorito in vita sua o ha visto un altro film?
Affascinanti? Sto sudando, sono scarmigliata, forse puzzo,
non riesco neanche più a parlare e più che affascinante sembro
Regan nell’Esorcista nelle sue performance migliori. Arriva il
ginecologo cine e dopo una serie di misurazioni su cui non sto neanche
ad indagare mi invita in sala parto. Oltre a me invita anche mio marito
il cui viso sta assumendo nuances che vanno dal verde al grigio con
impressionante velocità
cromatica. Declino l’invito per il marito, io non mi posso esimere,
a cui dico di aspettare con calma e di farsi dare qualcosa. Mi
sento disgustosamente acida
e cinica ma avrei altre priorità che vederlo stramazzare alla prima
goccia di sangue. .Sala parto. Tre ostetriche in mascherina che
chiacchierano, il neonatologo che controlla il suo armamentario, il mio
ginecologo che si è seduto sulla sedia parto e dice che tanto c’è
tempo e quindi sfoglia una rivista. Mi considerasse qualcuno…..Seguo
l’istinto, come da istruzione del Dottor Odent
e comincio a camminare a carponi sui teli verdi perché è
l’unica posizione che mi dà sollievo. Vedo l’ostetrica che mi fissa
e poi si avvicina al ginecologo e gli sussurra qualcosa all’orecchio.
– Cosa sta facendo? Vuole che esca e sbatta la testa per terrà.
Si metta sul lettino!. - Rivendico
la mia assoluta libertà di parto e ricomincio il mio pellegrinaggio a
quattro zampe ormai nel disinteresse generale. Dopo un quarto d’ora il
ginecologo si alza, sbuffa e mi si avvicina. – Mi faccia sentire come
siamo messi….-
Indaga
dentro di me, ma io non lo sento neanche, sono stanchissima. –
Fantastico, si è dilatata del tutto! Non ci avrei sperato in così poco
tempo. Adesso però faccia la
brava e si stenda sul lettino che cominciamo a spingere-
Mi
rifiuto ancora una volta e
gli spiego che le donne Siuox
da sempre partoriscono accovacciate per sfruttare
la forza di gravità. Mi guarda allibito e poi costernato. Sento
che borbotta qualcosa sulle fisime
delle primipare attempate e che è meglio aver a che far con le
trentenni che rompono poco e vogliono subito l’epidurale.
Sento che il bimbo sta imboccando il canale del parto e
lo rendo partecipe della notizia. Allora fa una cosa che non
avrei mai pensato, anche se in fondo lo speravo,
perché è la cosa giusta: si inginocchia davanti a me, mi prende
le braccia e se le mette sulle spalle e poi ordina - …e adesso
spingiamo insieme… Uno, due, tre….spinga! Non abbia paura, si
appoggi pure a me…Uno, due..tre…’. Mi metto d’impegno: la sala
parto subisce una radicale trasformazione. Le ostetriche, rimaste
allibite alla vista del ginecologo primario inginocchiato che fa la
conta e si lascia pestare dalla partoriente, si abbandonano ad
un tifo da stadio…forza Dottore, forza Signora! .….Il
neonatologo si unisce al coro delle spinte e per capire meglio come
funziona si inginocchia anche lui. All’improvviso sento la testa del
bimbo uscire e lo urlo con tutto il fiato che mi è rimasto:
il ginecologo appoggia la mano sotto il pube, mi tira su e mi fa
sdraiare. Ancora un’ultima spinta e mio figlio esce come una saponetta
dal mio ventre annunciandosi con un urlo terrificante.
-Ma
guarda questo bimbo che è nato con gli occhi aperti!. Io dico 2 kili e
novecento e tu ? - Il
neonatologo lancia la solita sfida al ginecologo -
Noooo, almeno 2 kili
e novecentocinquanta! –
Non
li ascolto più, non sento più niente. C’è questa cosa viva che
spunta da un telo verde. Ha due occhi enormi che mi scrutano e palpita
di voglia di vivere.
-Ben
arrivato piccolo mio, ti aspetto da una vita –
Chiudo
gli occhi, adesso tocca agli altri. Prima di cadere in un sonno
restauratore faccio solo in tempo a pensare che ho 40 anni, ho partorito
magnificamente un bel bimbo sano, mi sento benissimo e ho tutta una vita
da stare insieme a lui . Alla faccia delle regole e dei pregiudizi, sarò
una mamma fantastica.
Paperoga
|