STORIA DI UN BAMBINO VIVACE


 

Mentre aprivo quella piccola busta trovata nell’armadietto di mio figlio e leggevo l’invito dell’assistente sanitaria e della dirigente del nido a presentarmi per un colloquio, pensai ridendo che mio figlio sarebbe stato il primo caso di bambino espulso dal nido… ed aveva solo un anno!

In realtà ero molto nervosa, sapevo bene come si comportava mio figlio e temevo quello che mi avrebbero detto!

Quel giorno ci fecero accomodare e cominciò il primo di una lunga serie di colloqui, tema principale “Il comportamento troppo vivace di suo figlio” al quale seguirono “Il suo bambino parla poco e male” e per ultimo “Sarebbe il caso di far vedere suo figlio da uno specialista”.

Sono convinta che quella “prima volta” fu per sincerarsi che fossimo genitori in grado di gestire il bambino: ci chiesero se si comportava così anche in casa, che metodi usavamo per contenerlo, ci raccontarono tutte le cose “strane” che faceva…

In effetti, sin dalla pancia, il mio secondogenito non è mai stato un tipo tranquillo: una gravidanza non facile… contrassi la varicella da sua sorella ed ero alla nona settimana, avevo la placenta semiprevia e prendevo medicinali per evitare contrazioni e conseguenti distacchi, avevo forti dolori addominali, tachicardia e spossatezza, lui che giocava a rugby nella mia pancia e il perenne singhiozzo che la faceva sempre sobbalzare… un parto molto doloroso anche se veloce, ma la gioia di quel piccolo essere perfetto dopo la paura di possibili malformazioni dovute alla varicella [vedi riquadro in rosa] mi ripagò di tutto!
Anzi, era un tipo decisamente sveglio: riusciva a tenere su la testa per qualche istante sin dal secondo giorno di vita, frugava con la manina nelle culle vicine, si agitava talmente tanto che riusciva a spostare la sua facendo ridere tutto il reparto… e mangiava talmente tanto che rigurgitava il colostro, il suo lenzuolino era tutto macchiato di giallo!
Cresceva bene con il mio latte, senza problemi, a parte un’infezione urinaria quando aveva 40 gg che ci costrinse ad un soggiorno obbligato di una settimana in ospedale e ad un anno di esami, di ecografie e di cure fino alla guarigione.

Ma a due mesi si puntava sulle gambine, a quattro stava seduto da solo, a cinque si reggeva in piedi nel box e il giorno in cui compì nove mesi cominciò a camminare da solo, per passare direttamente alla corsa e all’arrampicata sugli scivoli! E tutto questo mi tolse l’attenzione da un particolare molto importante… non parlava, non faceva versetti, non aveva nemmeno iniziato la lallazione!

Quando arrivò al nido, era decisamente il più scalmanato di tutti: mi raccontavano di corse a perdifiato a braccia aperte durante le quali faceva cadere gli altri bambini, di arrampicate sui mobili e salti mortali sui tappeti, di perenne movimento fino allo sfinimento, quando finalmente si buttava sudato e ansimante per terra a “tappeto d’orso” per poi ricominciare nelle sue attività!

E poi c’era il discorso “parlare”… mi sento male al solo pensiero di quando cercavo di farmi dire la parola “acqua”… a sua sorella non davo da bere finché non diceva la parolina “magica”, ma lei l’aveva fatto, lei parlava…lui piuttosto si faceva venire una crisi di nervi ma non la diceva, non ci riusciva proprio… e neppure mamma e papà riusciva a dire!

In effetti, all’età di due anni i suoi discorsi si limitavano a poche parole dette male, tutto era “gnagna iaia” e persino i suoi compagni di nido si rivolgevano a lui parlando così.

Avevo già avuto altri colloqui con le educatrici, ma ritenevamo che avesse solo bisogno di tempo… anche se io già ero molto allarmata.

Tutto “precipitò” al rientro al nido dopo le vacanze di Natale: aveva ricevuto in regalo il pupazzo di Buzz Lightyear, che lui chiamava – appunto – gnagna.

Lo accompagnai in classe il primo giorno e un suo compagno, solo 10 giorni di differenza, stava facendo volare il suo Buzz urlando “Buzz Lightyear, verso l’infinito e oltre!”.

Me ne andai sconvolta… ed angosciata.

Ero convinta che mio figlio avesse dei problemi, ma non ne capivo la natura!

Dovetti aspettare altri due mesi perché nel frattempo fui operata alla schiena (ernia del disco… tutto quel correre dietro al bambino!!!) ma quando lui aveva 2 anni e 4 mesi lo portai dalla logopedista.

Entrammo nello studio, io mi sedetti accanto a lui e risposi ad una serie di domande sul bambino... poi lei gli chiese di parlare: bastarono poche sue parole e la sentenza arrivò: DISARTRIA!

Gli fece delle prove di comprensione e in quello risultò a posto, ma doveva iniziare subito la terapia logopedica! Chiamò al telefono uno dei logopedisti del centro e gli disse “ti passo un bambino di due anni, disartrico, ritardo del linguaggio di circa un anno e iperattivo”.

E’ difficile adesso spiegare come ci si sente in quei momenti: tremavo, mille pensieri si affollavano nella mia mente mentre rimettevo la giacchetta al bambino e fissavo subito i giorni della terapia… non sapevo nemmeno cosa fosse questa “disartria” e certo non sapevo che avrebbe segnato la nostra vita così tanto e così a lungo!

Naturalmente, cominciai frenetiche ricerche su internet a caccia di notizie, ho stressato le mie amiche con le mie “paranoie”, con i miei sensi di colpa, con la ricerca delle possibili cause…

Ricordo che molti mi dicevano le solite frasi fatte:

- “anche il nipote del figlio della cugina del tale che conosco ha parlato tardi!”

- “ah ma quando comincerà a parlare non ne potrai più!”

- “ma si è solo un po’ pigro vedrai che quando meno te l’aspetti…”

Io non ho dato retta a nessuno, ma ho ascoltato il mio istinto di mamma: siamo intervenuti subito e il recupero del bambino è stato eccezionale: ci aspettano ancora anni di duro lavoro e le difficoltà non sono poche, anche se molte sono state superate… ma sono certa che il mio bambino ce la fara’! 

MALFORMAZIONI DOVUTE ALLA VARICELLA

Contrarre la varicella in gravidanza è una situazione rara, ma non rarissima: la maggior parte degli studi riporta un’incidenza di quasi un caso su 10.000, il che significa che in Italia all’incirca 40-50 donne incinte presentano ogni anno questa malattia.

È ormai sicuro che il virus Varicella-Zoster passa attraverso la placenta e può dare una varicella congenita, cioè presente alla nascita. Ampi studi prospettici non hanno invece dimostrato un’aumentata incidenza di aborti, di morti fetali o di nati morti in donne con varicella in gravidanza.

In un'analisi prospettica su 27 gravidanze complicate da varicella, insorta nel primo trimestre, due presentavano anomali congenite (7,4%), contro il 3,4% di anomalie congenite della popolazione in generale. Quindi un'incidenza doppia in confronto alla popolazione. La rarità di queste lesioni congenite è documentata anche dal fatto che fino a una ventina di anni fa il legame varicella in gravidanza/lesioni congenite non veniva ammesso da tutti. Sul totale delle lesioni congenite, il 45% avviene in corso di varicella presentata fra la 7° e la 13° settimana di gestazione, il 52% fra la 13 e la 26° settimana e il 2% oltre la 28° settimana.

Le lesioni presentate dal neonato vanno dalle cicatrici cutanee, alle alterazioni oculari, alle alterazioni degli arti, alla prematurità o al basso peso alla nascita, all'atrofia della corteccia con ritardo mentale fino alla morte in epoca neonatale.

Quale consiglio dare a un madre che presenti varicella in gravidanza? La risposta è molto difficile. Poiché l'insorgenza di un quadro fetale congenito è relativamente raro, un'interruzione volontaria della gravidanza non viene routinariamente consigliata, al contrario di quanto viene invece fatto per la rosolia. L'indagine ecografica può essere utile, ma talvolta non è stata veritiera. Non è ancora conosciuto appieno se le ZIG (le immunoglobuline iperimmuni per la varicella) o l'Acyclovir, dati a una donna in gravidanza con varicella, possono prevenire la diffusione al feto e quindi lo sviluppo di una varicella congenita. Si può quindi concludere che una valida sorveglianza ecografica resta il presidio fondamentale durante le gravidanze complicate precocemente da infezione varicellosa.

http://www.gravidanzaonline.it/malattie/vzv.html

1° aggiornamento:

Ormai sono quasi due anni che ogni settimana, per tre giorni, vado a prenderlo all’asilo e lo accompagno a terapia; nel frattempo, è stato anche visitato da una neuropsichiatra e da una psicomotricista: ha dei problemi anche nei movimenti fini delle mani, si chiama “disprassia” (scartare una caramella, tenere le posate, disegnare…) ed è un problema che ha investito anche la sfera del linguaggio, cioè la costruzione della frase, ed è ipertonico (ma davvero???). E’ un bambino intelligente, ha risolto dei test per bambini di 5-6 anni ma in effetti spesso questi sono bambini “brillanti”…

Questo ritardo nel linguaggio ha provocato chiaramente dei problemi emotivi: quando ha iniziato la scuola materna non era in grado di comunicare con gli altri bambini, veniva preso in giro, non partecipava alle attività e si sfogava con le sue corse a perdifiato e l’aggressività.

Ora lui non riesce a gestire le sue emozioni, le sue frustrazioni… i suoi capricci sono vere e proprie crisi isteriche che riesco a calmare solo usando il metodo dell’abbraccio, del contenimento… spesso molte mamme ai “giardinetti” quando ne parlo mi dicono che tutti i bambini fanno così, ma vi posso assicurare che non è la stessa cosa. E basta un nonnulla, il rifiuto di una caramella, un “no” troppo forte… riesce a svuotarti l’anima, a consumarti tutte le energie: non serve sgridarlo, non serve spiegargli, non serve nulla se non l’abbraccio forte e pieno d’amore della mamma!  

2° AGGIORNAMENTO

Mamma, io adesso parlo bene non voglio più andare dalla P.!”

Ed ha ragione, il mio bambino… anzi, il mio piccolo campione coraggioso!

Tanti anni di terapia, un duro lavoro, molti pianti…. ed ora parla e si comporta come tutti gli altri, anche se gli abbiamo spiegato che deve fare ancora un piccolo sforzo e tanti esercizi perché la sua lingua è ancora capricciosa e scappa in continuazione! Riusciamo perfino a riderci sopra, e quando capitano parole difficili non si arrabbia più se non riesce a dirle subito….

Da quando ho raccontato l’inizio della sua storia ne sono successe di cose: grazie alla psicomotricità è un bambino più tranquillo, riesce a gestire gli stati d’ansia e le frustrazioni anche perché finalmente ne può parlare e riesce a farsi capire (non sempre, ma non ci si lamenta!) e il linguaggio è migliorato molto, anche se forse la mia sensibilità di mamma mi fa sentire il suo ritmo diverso da quello degli altri bambini, come se il percorso che la frase effettua nel suo cervello fosse più tortuoso, meno istintivo e più costruito.

La decisione più difficile, il momento più buio e tormentato, è stato alla fine del terzo anno di materna quando, di comune accordo con terapiste ed educatrici, abbiamo stabilito di fargli fare un anno di permanenza: non era pronto né psicologicamente né con le competenze di linguaggio e psicomotorie. Ma spiegargli perché i suoi amici Remigini facevano la festa e lo spettacolo, ricevevano i diplomi e se ne andavano alle elementari mentre lui doveva rimanere alla materna non è stato per niente facile: sensibile ed intelligente, Alberto ne ha sofferto molto. E ha riversato gran parte della sua rabbia su di me, naturalmente (la mamma è sempre la mamma!): ho trascorso i mesi estivi con un bambino che mi urlava con tutta la forza che aveva in corpo di odiarmi, di volermi uccidere, disperato e con il cuore gonfio di dolore…. Ed io a crucciarmi, a chiedermi se avevo fatto la scelta giusta, se concedergli un anno ancora di giochi per permettergli di rinsaldare le sue competenze avrebbe compensato questo suo grande dolore e gli avrebbe permesse di affrontare la scuola con maggiore sicurezza!

L’inizio del quarto anno di materna è stato difficile: arrabbiato, era proprio arrabbiato Alberto e ha fatto disperare a lungo le sue educatrici, con tante crisi di rabbia! Ma l’arrivo della primavera mi ha confermato che la scelta di “fermarlo” era stata la migliore che potessi prendere: era maturato, era competente, era stufo della materna come devono essere i bambini che si preparano per le elementari!

Nel frattempo, un premio per lui: l’iscrizione alla sua tanto desiderata “scuola calcio”. Un minicampione, il mio ragazzo… nato con la palla al piede, direi! Adora questo sport, conosce tutti i campioni, i risultati di tutte le partite, le formazioni di ogni squadra italiana o straniera…. E per allenarsi non è mai stanco! Amato dai compagni di squadra, quest’anno è stato anche nominato capitano e ha già vinto, nella sua pur breve “carriera”, ben due coppe! Sono esposte in gran trionfo quelle due coppe, perché solo un campione come lui poteva vincerle!

Alla sua festa dei Remigini non sono nemmeno riuscita a piangere da tanto ero emozionata…. Finalmente via sacchetta e ciabattine…. Finalmente zaino, quaderni e astuccio! E grembiulino, blu, così si intona per bene ai suoi splendidi occhioni azzurri!

Un po’ dura da digerire la faccenda che non è in seconda elementare come i suoi coetanei…. fargli capire quello che è riuscito a fare da quando ha iniziato che non riusciva nemmeno ad articolare la parola “mamma” ad oggi che parla così bene lo è stato altrettanto. Ho scoperto che con gli amici mentiva… “vado in seconda” raccontava in giro…. Siamo riusciti a superare anche questo problema. Ha accettato di essere in prima e mi ha detto “ok mamma, ma non ne parliamo più!”.

P.S. se vi accorgete che vostro figlio/a ha problemi di linguaggio o comportamentali vi prego di non aspettare troppo per un controllo... non sempre sono disturbi gravi, ma anche semplici dislalie o ritardi generici del linguaggio possono essere recuperati molto bene con l’adeguata terapia.

Non nascondete la testa sotto la sabbia, non abbiate paura di figure come “neuropsichiatria infantile” o “logopedista", non dovete temere di riconoscere che il vostro splendido bambino potrebbe avere qualche problema…. Più precoce è l’intervento, migliore è il risultato! Al limite, potreste sentirvi dire che vostro figlio non ha niente e siete delle visionarie… pazienza! Anzi, meglio! Ma mai sottovalutare questo tipo di problema!

Parlando con altre mamme di bambini con questo tipo di problema ci siamo rese conto di alcuni fattori da tenere presenti:

*         La comparsa o meno della lallazione

*         Eventuali problemi comportamentali

*         Difficoltà nella pronuncia dei fonemi e delle lettere

*         Inversione dei fonemi

*         Nessun miglioramento o arricchimento del vocabolario (utile tenere per qualche tempo un diario per monitorare la situazione)

Stefania

LINK per saperne di più:  

http://www.ctla.it/  centro di terapia logopedica

http://members.xoom.virgilio.it/Nuvolotta/nuvowide/4435.html

la disprassia

http://www.exducere.com/ sito di un psicopedagogista

http://www.cild.it/webpage.php?cat=sli1#003

http://www.rcvr.org/agbd/8giorno/anno0104/linguaggio.htm

lo sviluppo del linguaggio

http://www.handylex.org/stato/l050292.shtml

Il testo della legge 104 – disabilità e handicap

 

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