Violenze, stalking ed emarginazione: quale vita per le donne in Italia?

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“Riprendiamoci la libertà” è lo slogan promosso da CGIL per la manifestazione sulla violenza contro le donne. L’iniziativa si è svolta in tutte le regioni italiane. Susanna Camusso, leader del sindacato, ha partecipato alla manifestazione di Roma in piazza Madonna di Loreto.

Tantissime donne ma anche molti uomini presenti a firmare l’appello “Avete tolto il senso alle parole”. La richiesta è rivolta alle istituzioni chiedendo sostanzialmente il cambio del linguaggio che riguarda la violenza in genere soprattutto quando sui social network le offese verso il mondo femminile sono aumentate tantissimo.

Siamo un paese dove la violenza sulle donne è quasi all’ordine del giorno; basti pensare che nel 2016 sono state uccise 116 donne (in pratica una ogni tre giorni). Nel 92% dei casi il killer è un uomo. Aggiungiamo a questo i 13.000 casi di maltrattamenti in famiglia, l’aumento a dismisura dei casi di stalking, donne picchiate da marito, padre o compagno. Dal palco si sono alzate voci di protesta contro le istituzioni accusate di aver fatto ancora poco.

“Il giornalismo, quando deve raccontare di uomini torturati, usa appunto la parola ‘tortura’ senza usare giri di parole. E quando invece si parla di stupri, perché bisogna conoscere i particolari di chi lo ha subito? Perché si deve sapere come una donna era vestita, le strade che frequenta o altre informazioni del genere, che ci umiliano? Basta con i dettagli morbosi. Non se ne poteva più dell’idea che ci sia bisogno dei particolari per descrivere la violenza, perché non si ha il coraggio di discutere della ragione per cui gli uomini la esercitano?” ha chiesto Camusso, che poi ha aggiunto: “Basta con i silenzi assordanti, deve cambiare il modo in cui si discute, la sensibilità e come si applicano le leggi. A volte sembra sia più importante chi sia lo stupratore e non cosa abbia subito la donna“.

La stessa Camusso ha accusato il Parlamento di aver depenalizzato lo stalking; chi si macchia di tale crimine potrà scontarlo semplicemente pagando una multa.

Il concetto è stato sottolineato anche da Sabrina Alfonsi, presidente del I Municipio, che ha parlato dell’impegno della politica nella capitale per mantenere aperti gli sportelli di ascolto, i consultori e i centri anti-violenza. Numerose le testimonianze delle associazioni. Grandi applausi alle parole dell’insegnante Rossana Assogna: “Vogliamo pari dignità, la libertà di uscire e vestirci come vogliamo, di avere un figlio senza essere licenziate, di lasciare il nostro compagno senza venire uccise. E quando vi chiedono come ci vestiremo quest’inverno, mi piacerebbe rispondere che ci vestiremo di libertà”.

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