Le vene varicose alle gambe sono dilatazioni delle vene superficiali che perdono elasticità e diventano tortuose, gonfie o sporgenti, indicano una difficoltà della circolazione a riportare il sangue verso l’alto. All’inizio compaiono come vene troppo evidenti o leggermente ingrossate, ma con il tempo possono diventare varici vere e proprie, accompagnate da pesantezza, gonfiore o fastidi serali.
Riconoscerle presto aiuta a capire quando si tratta solo di vene in rilievo e quando, invece, occorre una valutazione specialistica.
Vene varicose alle gambe: cosa sono e come riconoscerle
Le vene delle gambe riportano il sangue verso il cuore contro la forza di gravità. Quando la parete venosa perde tono o le valvole interne non lavorano correttamente, il flusso diventa più lento e si crea una sorta di ristagno. È in questo momento che le vene iniziano a dilatarsi, diventando più visibili e, nei casi più avanzati, assumendo l’aspetto tipico delle varici.
Non tutte le vene in rilievo sono patologiche, in molte persone, soprattutto chi è magro o fa sport, le vene sporgenti sono semplicemente una caratteristica fisica. Si vedono perché lo strato di grasso sottocutaneo è sottile e il flusso sanguigno è più evidente. In questi casi non provocano dolore né gonfiore e non tendono a modificarsi nel tempo.
Diverso è il caso delle vene gonfie o vene ingrossate che compaiono alla fine della giornata, dopo molte ore in piedi o seduti. Queste vene indicano che la circolazione sta facendo più fatica e che c’è un inizio di insufficienza venosa. La sensazione di pesantezza, il formicolio serale o la necessità di sollevare le gambe per trovare sollievo sono segnali che meritano attenzione.
Quando la dilatazione diventa più evidente, la vena assume un aspetto tortuoso e irregolare e si parla di vena varicosa. Le varici sulle gambe non spariscono da sole e tendono a peggiorare nel tempo se non vengono gestite. Le zone più coinvolte sono polpacci e parte interna della coscia, dove il ritorno venoso è più impegnativo.
Una differenza utile da ricordare è questa:
- vene troppo evidenti ma dritte e morbide: spesso fisiologiche.
- vene dilatate, dure o con percorso irregolare: malattia varicosa.
Perché compaiono vene gonfie o ingrossate: cause e fattori di rischio
Nella maggior parte dei casi, la causa principale è una predisposizione genetica, per cui se un genitore ha avuto varici, è probabile che la parete venosa sia più fragile anche nei figli. Ma la genetica da sola non basta, ci sono fattori di rischio che possono accelerare la comparsa delle vene dilatate sulle gambe, rendendole più visibili e fastidiose.
Uno dei motivi più comuni è la sedentarietà, passare molte ore seduti rallenta il ritorno venoso e favorisce la stasi. Anche l’opposto, cioè, stare troppo tempo in piedi, può causare lo stesso problema perché la colonna di sangue nelle gambe esercita una pressione costante.
Anche il caldo peggiora la situazione perché le vene si dilatano naturalmente per dissipare calore, e se la parete venosa è fragile, questa dilatazione diventa più evidente. Non a caso, durante l’estate molte persone notano vene gonfie o vene troppo evidenti che sembrano saltare fuori all’improvviso.
Anche la gravidanza è un periodo sensibile che fa aumentare il volume di sangue circolante, cambiare gli ormoni e crescere la pressione sull’area pelvica. Tutto questo rallenta il ritorno venoso e può far comparire vene sporgenti o varici temporanee che, in alcuni casi, si riducono dopo il parto.
Le cause più comuni delle vene varicose:
- Ereditarietà: pareti venose più deboli per natura.
- Sedentarietà o lunga stazione eretta: rallentano il ritorno venoso.
- Caldo eccessivo: dilata le vene e accentua la stasi.
- Gravidanza: aumenta il volume di sangue e la pressione sulle vene.
- Età e ormoni: riducono elasticità ed efficienza valvolare.
Varici sulle gambe: quando diventano una malattia e cosa comportano
La malattia varicosa è una condizione in cui le vene non riescono più a svolgere correttamente il loro lavoro di trasporto. La causa è quasi sempre una disfunzione delle valvole venose che dovrebbero impedire al sangue di tornare verso il basso. Quando queste valvole cedono, il sangue ristagna e la vena si dilata progressivamente.
Le varici non sono tutte uguali, alcune restano superficiali e poco fastidiose, altre invece possono evolvere, creando infiammazioni, gonfiori persistenti o cambiamenti della pelle. Un sintomo da non sottovalutare è la comparsa di piccoli capillari fragili vicino alle varici che spesso indicano un aumento della pressione venosa locale.
Il modo più affidabile per distinguere una vena semplicemente evidente da una vena varicosa è l’ecocolordoppler venoso, un esame rapido e non invasivo che mostra come circola il sangue e se le valvole funzionano bene. Senza questo esame è difficile capire la reale entità del problema.
La malattia varicosa tende a peggiorare nel tempo, soprattutto se non vengono adottate strategie utili per alleggerire il lavoro delle vene. Non sempre comporta dolore, ma può provocare:
- gonfiore serale alle caviglie
- sensazione di bruciore o pesantezza
- crampi notturni
- prurito localizzato
- cambiamenti della pelle dovuti alla stasi
In alcuni casi, le varici possono andare incontro a infiammazione (flebite superficiale) o, più raramente, a piccoli coaguli. Ecco perché è importante sapere quando una vena sporgente è solo un segno estetico e quando diventa il sintomo di un disturbo più strutturato.
Segnali che richiedono una valutazione medica:
- Gonfiore ricorrente alla fine della giornata
- Dolore o bruciore lungo il decorso della vena
- Vena dura o particolarmente irregolare al tatto
- Cambiamenti della pelle (cute scura o secca)
- Comparsa improvvisa di vene ingrossate
In presenza di uno di questi segnali, una visita flebologica permette di individuare precocemente la malattia e scegliere il trattamento più adatto.
Cosa fare per prevenire o ridurre vene varicose e vene sporgenti
La prevenzione è una parte fondamentale della gestione delle vene varicose, soprattutto quando si è predisposti. Le abitudini quotidiane possono rallentare l’evoluzione del problema e favorire una circolazione più efficiente.
Il movimento è il primo alleato, camminare, nuotare o pedalare aiutano la pompa muscolare del polpaccio, che è il vero motore del ritorno venoso. Anche sollevare le gambe per qualche minuto durante la giornata favorisce lo svuotamento delle vene superficiali.
Le calze elastiche possono essere molto utili quando prescritte correttamente. Non eliminano le varici, ma riducono i sintomi e impediscono che la dilatazione peggiori. Sono particolarmente indicate per chi lavora molte ore in piedi o per chi ha gonfiore cronico. Un errore molto frequente è l’uso prolungato del calore diretto: terme troppo calde, sauna e docce bollenti possono accentuare temporaneamente la vasodilatazione. Anche stare immobili per ore, ad esempio durante viaggi lunghi, rende più difficile il ritorno venoso.
I rimedi naturali possono dare un aiuto lieve nella fase iniziale, tra quelli più usati ci sono escina, centella e mirtillo, che hanno un’azione drenante e vasoprotettiva, ma non sostituiscono un percorso diagnostico quando compaiono varici vere e proprie.
Un segnale che non va ignorato è la comparsa improvvisa di una vena grossa o dura, in quel caso serve una valutazione immediata. Una diagnosi precoce non solo evita complicazioni, ma permette di scegliere trattamenti poco invasivi come scleroterapia o laser endovenoso.



