Aborto, in Irlanda le leggi tra le più severe d’Europa

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In un rapporto recentemente pubblicato dal Commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa Nils Muižnieks ha denunciato come in Irlanda le leggi restrittive sull’aborto possono causare problemi fisici, psicologici, finanziari e sociologici alle donne.

Sono otto le nazioni europee dove sono in vigore leggi più o meno restrittive: Andorra, Irlanda, Liechtenstein, Malta, Principato di Monaco, Irlanda del Nord, Polonia e San Marino. “Nell’Irlanda del Nord, le uniche eccezioni per accedere all’aborto riguardano i rischi per la vita e la salute di una donna”. Una donna irlandese che acquista online una pillola per abortire rischia fino a 14 anni di carcere.

Non è solo una questione sociale ma riguarda anche la salute della donna. Se l’aborto viene fatto clandestinamente, le complicazioni che potrebbero sorgere successivamente impediscono alla donna di ricorrere a cure mediche potrebbe affrontare dei procedimenti penali, cosa che si allargherebbe anche ai familiari che l’hanno assistita.

Il rapporto è stato pubblicato pochi giorni prima che il Comitato Oireachtas su come l’Ottavo Emendamento debba modificarlo o rimuoverlo dalla costituzione irlandese. L’assemblea dei cittadini ha raccomandato questa modifica la quale rappresenterebbe una significativa liberalizzazione delle severe leggi sull’aborto in Irlanda.

Nel rapporto sono stati menzionati due casi giudiziari riguardanti due donne a cui era stata diagnosticata la certezza che la gravidanza non sarebbe stata portata a termine. Quando le donne hanno portato le loro cause alla Convenzione sui diritti umani, venne stabilito che la sofferenza sarebbe potuta essere evitata se alle donne non fosse stato proibito di interrompere la gravidanza nell’ambiente familiare del proprio paese e sotto la tutela di medici qualificati.

Si riconobbe che le leggi irlandesi obbligavano ogni donna a scegliere tra continuare una gravidanza a rischio oppure recarsi in un’altra nazione a spese personali e separata dal sostegno della sua famiglia, costringendola a sopportare significativi oneri finanziari, psicologici e fisici che ne intensificavano la sofferenza. La vergogna e lo stigma associati alla criminalizzazione dell’aborto esacerbavano la sofferenza delle donne.

Muižnieks ha evidenziato come gli effetti sulla salute fisica e mentale delle donne venissero spesso intensificati per alcuni gruppi di esse, tra cui le adolescenti, le richiedenti asilo e le emigranti privi di documenti, le donne a rischio di violenza domestica e le donne che vivono nelle zone rurali.

Oltre a tutto questo, nel rapporto veniva anche menzionato il numero di donne sottoposte a procedure di sinfisiotomia fino agli anni ’80. Questa procedura chirurgica che prevedeva la divisione della pelvi di una donna incinta per facilitarne il parto vaginale è stata effettuata su circa 1.500 donne in Irlanda senza il loro consenso.

Ma il rapporto afferma che l’Irlanda deve “ancora indagare sulla pratica in modo imparziale, indipendente e completo, anche ascoltando la testimonianza delle presunte vittime e assicurando che le stesse ricevano una assistenza tempestiva e adeguata”.

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